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Produzione di Campane - Produzione di Zampogne in Molise

Una campana in bronzo

L'arte di forgiare il bronzo è molto antica nella zona di Agnone, come testimoniato dalla Tavola Osca e dal materiale archeologico oggi riunito in collezioni civiche e private; nel corso dei secoli gli artigiani si specializzarono nella fabbricazione delle campane. Inizialmente gli stabilimenti di produzione non esistevano, a causa della difficoltà di trasporto del prodotto e delle vie disagiate: erano perciò gli artigiani, con dei laboratori mobili, a spostarsi per costruire le campane sul posto.

Tra le molte famiglie dedite a quest'arte, spiccano i Marinelli, che sono gli unici in Molise a produrre ancora campane. Fino alla II Guerra Mondiale esisteva una campana, fusa nell'anno 1000, fabbricata dalla famiglia. La Fonderia Marinelli, nel 1924, è stata fregiata del titolo "Pontificia" da Papa Pio XI.

Agnone può oggi vantare una forte espansione commerciale in Italia e nel mondo: la Pontificia Fonderia Marinelli ha fabbricato campane per le più svariate occasioni, sia religiose che mondane; da ricordare, le Campane del sorriso, dedicate a Papa Luciani, la Campana per il centenario di Lourdes, o le campane ricordo per famose trasmissioni televisive.

Oggi si usano le stesse tecniche dei maestri del Medioevo e del Rinascimento che richiedono un lavoro attento e paziente. L'arte delle campane, infatti, non è semplice: spessore, peso, circonferenza, altezza sono i fattori determinanti per la buona riuscita delle campane e per la loro "voce". Si riportano alcune note sulle diverse fasi della fabbricazione di una campana:

  1. Innanzitutto si costruisce, con la guida di una sagoma di legno, una struttura in mattoni che corrisponde esattamente all'interno della campana "anima", di forma tronco-conica. 
     
  2. Sull'anima si sovrappongono strati di argilla fino a formare lo spessore voluto. L'argilla usata è di una qualità speciale, in quanto deve resistere all'azione erosiva del metallo liquido durante la colata. Sulla superficie levigata ottenuta con la sagoma, si applicano in cera tutti i fregi, le iscrizioni, gli stemmi e le figure che decoreranno la "falsa campana". 
     
  3. L'ultima fase di formatura consiste nel preparare il "mantello", che si ottiene sovrapponendo strati successivi di argilla. Questa viene applicata a pennello in strati sottili e uniformi, lasciando asciugare tra un'applicazione e l'altra.
     
  4. La fossa, dove vengono calate le forme, viene completamente riempita di terra, in modo da evitare lo spostamento del mantello causato dalla spinta della colata metallica. Si procede così alla realizzazione della campana colando il bronzo (78 parti di rame e 22 di stagno), a 1150 °C nello spazio libero tra mantello e anima. Il ciclo di lavorazione di una campana varia da trenta a novanta giorni.

    La fase di formatura è la più delicata al fine della riuscita delle campane; la variazione del timbro, e la possibilità di dotarle di una nota fissa così da poter formare dei concerti sono dovuti a speciali accorgimenti.
     
  5. Dopo il raffreddamento, la campana grezza viene liberata del mantello e dell'anima e delle sbavature della colata, infine viene lucidata con spazzole e bulini. Si collauda il suono rilevandone la tonalità con apparecchi adatti e l'intervento di maestri di musica. 

Sempre ad Agnone è possibile visitare il museo internazionale storico della campana.
 

Produzione di Zampogne

Fotografia di zampognari colorata a manoL'origine risalirebbe all'epoca dei Sanniti. Si dice che il nome derivi dal greco symphonia. Il suo antico nome era utriculus (piccolo otre) vocabolo latino che significa anche ventre materno e che deriva da literus, da cui l'italiano utero. Anticamente costituiva il passatempo dei pastori dell'Italia centromeridionale.

Per la forma associata a un ventre femminile, costituisce indiscutibilmente lo strumento "femminile". Secondo la tradizione storica un "reparto di zampognari" fu utilizzato dai Romani in alcune campagne militari, poiché il suono prodotto dalle zampogne, sino a quel momento sconosciuto, spaventava i cavalli delle milizie avversarie.

La zampogna appartiene a un artigianato molto particolare, legato alla tradizione natalizia delle novene, che richiamava, già alla fine del secolo scorso contadini e pastori della montagna molisana in città anche lontane a suonare filastrocche con zampogne e pifferi. Oggi gli unici artigiani della zampogna restano a Scapoli, con botteghe che lavorano utilizzando forni (una volta a pedale, ora elettrici) e un'ampia varietà di attrezzi da falegname.

La zampogna molisana è costituita: da un'ancia (o beccuccio) singola o doppia; da una sacca di pelle; da una testata di legno fissata alla pelle; da 3 canne. Esistono vari tipi di zampogne che differiscono per particolari legati al tipo di ancia (semplice o doppia), altro tipo di alimentazione (a bocca o a soffietto), alla presenza di canne (una o due) e alla loro lunghezza (zoppe con canna sinistra corta) e infine alla forma delle canne stesse (cilindriche oppure coniche).

Attualmente alle ance di legno si sono sostituite quelle di plastica. Il primo che nel 1992 ha ideato un prototipo di "ancia doppia di plastica" per zampogna molisana è Piero Ricci, considerato anche il miglior suonatore di questo strumento. Le ance ideate da Ricci, per i risultati musicali eccellenti ottenuti, ora sono ricercatissime e stanno soppiantando quelle tradizionali, in quanto consentono una rapida accordatura dello strumento e sono meno deperibili.

La zampogna rappresenta il simbolo della cultura agro-pastorale e viene suonata insieme alla ciaramella. La ciaramella, la cui denominazione deriva probabilmente dal latino calamellus è l'antenata dell'oboe moderno. È costituita da tre elementi: un'ancia a beccuccio, una canna a sei o nove fori e una campana con bocca svasata.

Assomiglia molto al piffero, dal quale si distingue per la presenza della campana terminale. Attraverso un beccuccio detto ancia il suonatore introduce l'aria e chiudendo opportunamente i fori posti sulla canna, produce suoni differenti. Suonata insieme alla zampogna, esegue la parte solista dei brani.

Non di rado è facile ascoltare entrambi gli strumenti durante le festività natalizie. La zampogna, che è in uso soprattutto a Castelnuovo al Volturno, S. Polo Matese, Rocchetta a Volturno e Scapoli, è presente anche nella tradizione avellinese, beneventana e salernitana.

La produzione molisana è comunque esclusiva del comprensorio di Scapoli, dove è possibile visitare anche il museo dedicato a questo antico strumento.
 

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