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Lavorazione del Rame e lavorazione del Tombolo in Molise

Un mestolo in rame stagnatoLa lavorazione dei metalli nel Molise è un'arte remota e legata alle tradizioni ed alle esigenze della civiltà contadina. La lavorazione del rame, come del bronzo, ma anche dell'oro, ha avuto un'importanza rilevante per l'economia molisana, soprattutto in quelle zone povere di terre coltivabili in cui l'agricoltura non garantiva un dignitoso tenore di vita.

Non a caso questo tipo di lavorazione si è sviluppato nelle località montane, come ad esempio Agnone. Le origini della produzione di rame agnonese sono molto antiche, ma si può dire che gli artigiani che lavoravano il rame si moltiplicarono con la venuta ad Agnone dei coloni veneziani, e si specializzarono nel cesello artistico delle tine (o conche), dei mestoli (o manieri).

Lo sviluppo del settore si ebbe sia per il crescente aumento della domanda del prodotto, sia per la sua ottima qualità, visto che esistevano severe disposizioni a garantirla.

Le botteghe più importanti erano quelle della Chiesa di S. Marco, degli Antonelli e dei Cerimele. La produzione era molto forte nel periodo invernale, mentre in estate, in occasione delle fiere, venivano venduti i manufatti. Il rame lavorato ad Agnone ha trovato nella transumanza uno dei canali per raggiungere i mercati di Puglia e d'Abruzzo.

La produzione fu fiorente fino all'unità d'Italia, quando, abbattute le frontiere doganali, i prodotti agnonesi furono sostituiti da quelli delle fabbriche settentrionali, meno costosi, perché prodotti in serie, e più rifiniti. Agnone in passato aveva diverse fonderie di rame disseminate lungo il fiume Verrino: qui i rottami venivano fusi a circa 1100 gradi e il liquido veniva versato in crogiuoli di diverse misure.

Attualmente il rame in forma grezza viene importato per essere lavorato da pochi valenti artisti e maestri ramai locali e venduto prevalentemente in loco: lavori artigianali in rame si possono trovare nelle zone di Campobasso, Frosolone, Agnone, Sant'Elena Sannita.

 

Lavorazione del Tombolo

Lavorazione del merletto a tomboloNella storia del merletto a Isernia spetta un posto di rilievo: secondo alcune antiche fonti, la lavorazione del tombolo a Isernia risale al 1300, ma da chi fosse stata importata quest'arte rimane ancora un mistero. Negli antichi conventi benedettini di Isernia, Santa Maria delle Monache e Santa Chiara, erano ospitate rappresentanti dell'aristocrazia diventate suore per non disperdere il patrimonio familiare: a esse, dedite ai lavori più eletti come la pittura, il ricamo e la musica, si deve il maggior aumento dell'arte del merletto.

Non sono del tutto chiare, però, gli inizi di quest'arte: generalmente si fanno risalire all'epoca della dominazione spagnola, anche se a Isernia il merletto era già in auge in età angioina, come si deduce da documenti del tempo. Quest'attività è stata tramandata nei secoli da madre in figlia e fin dall'infanzia si apprendevano i metodi di lavorazione.

Oggi sono poche le artigiane che si dedicano a quest'arte preziosa, creando dei veri capolavori. Per fare il pizzo a fuselli occorre un cuscino a forma di rullo che poggia su un piedistallo di legno spostabile e leggermente inclinato. In sostituzione di quest'ultimo può servire anche un comune cestello. Inoltre, occorrono parecchi fuselli, degli spilli in ottone argentato e del filo di lino.

Per ogni merletto a tombolo che si vuole eseguire occorre uno schema esatto del disegno. Per preparare il disegno-schema si usa un foglio di cartoncino, e le linee vanno tracciate con l'inchiostro di china perché il segno fatto con la matita scomparirebbe presto, con l'inconveniente di sporcare il filo.

Si inizia il lavoro tenendo in ogni mano un paio di fuselli; al momento di fissare gli spilli, la coppia della mano destra, incrociando i quattro fuselli tra loro, deve essere passata nella mano sinistra, e viceversa. La girata si esegue ponendo in ogni mano il fusello destro sul sinistro.

Nell'intrecciata, invece, il fusello sottostante della coppia della mano sinistra viene posto sul fusello sovrastante della coppia della mano destra e si ottiene così una mezza passata. Si ripetono regolarmente gli stessi movimenti fino a quando il gesto non diviene meccanico. La tecnica di lavorazione è rimasta quasi invariata.

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