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Parco Nazionale, Riserve Naturali, oasi tipiche, Giardino della Flora Appenninica, tratturi, paesaggio: le risorse che fanno la diversità

Il monte Meta nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e MoliseIn meno di due ore d'auto si va dal mare ai monti in una terra dai forti contrasti, ma con il confine tra campagna e natura che non è mai contrapposizione.

Il viaggio unisce testimonianze di civiltà dell'uomo con luoghi della natura non solo belli e particolari, ma anche insoliti. Sono i frutti di un lungo rapporto mutualistico uomo-natura, che oggi fanno la diversità del Molise nell'unità della società globalizzata. Si tratta di elementi insostituibili, irripetibili e non trasferibili: si chiamano, per citarne alcuni, Parco Nazionale, Riserve Mab dell'Unesco, oasi tipiche, Giardino della Flora Appenninica, tratturi, paesaggio. Più che bellezze inedite della natura, sono vibrazioni d'eterno nella fragilità del tempo!

Le Mainarde, per esempio, sul confine della regione, sono diversità nello stesso Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise: allineate come opere d'arte della natura in una mostra senza tempo non hanno nulla da invidiare alle Alpi, come scriveva nel suo diario don Giovanni Bonomi, settentrionale a 24 carati. Altra eccezionalità è la Riserva Naturale Mab dell'Unesco di Montedimezzo-Collemeluccio: laboratorio a cielo aperto dell'Unesco con 18 itinerari nella natura più autentica per educare all'utilizzo attento del territorio.

A questa Riserva si aggiungono poi oasi diverse legate all'acqua, ai volatili, alle specie vegetali rare, eccetera. Nell'oasi del WWF di Guardiaregia-Campochiaro, 2.187 ettari di boschi e prati tra i più importanti d'Italia, spiccano il canyon del Quirino, i 1.050 metri di profondità del Pozzo della Neve e i 100 metri della cascata San Nicola.

A circa 1450 m s.l.m., il Giardino della Flora Appenninica di Capracotta, gestito da cooperativa locale e Università degli Studi del Molise, costituisce un'altra eccezionalità appenninica. A collegare tante meraviglie provvedono sia le strade moderne che i tratturi. Attivi dalla protostoria all'epoca modernissima, i tratturi hanno influenzato ogni svolgimento storico non solo del Molise.

Larghi 111 metri, come tappeti erbosi continuano a scivolare per i declivi, ad aggirare i crinali, a scavalcare le groppe, a discendere, a risalire, conducendo lento il cammino degli uomini attraverso i silenzi sacri della montagna, come scriveva Franco Ciampitti nel suo romanzo Il tratturo.

Sono a un tempo vie e pascoli permanenti che disegnò l'uomo e curarono le pecore con semina, concimazione e manutenzione nel loro andare su e giù dai monti alla pianura e viceversa. Oggi, dopo aver dettato nei secoli la legge del movimento e dell'insediamento, conservano un livello di biodiversità prezioso non solo per la scienza.

Il Tratturo Celano-FoggiaIl Decreto Ministeriale del 15.6.1976 li uguagliò ai beni culturali classici, sottoponendoli alle regole di tutela fissate dalla legge 1089 del 1939: la stessa che protegge il Colosseo. Non solo. Il decreto avvertiva che i tratturi non potranno essere adibiti a usi non compatibili con il loro carattere storico o che ne compromettano la conservazione e l'integrità. Una volta, quando il contadino poggiava la legna sul tratturo per trasferirla nella casa vicina, prendeva puntualmente la multa dalle guardie forestali.

Oggi vanno salvaguardati anche da ogni uso retorico o strumentale con monitoraggio del turismo dei fatti e non delle parole ed evitando lacerazioni al manto erboso, per secoli impossibili con le pecore e oggi prevedibili persino con cavalli e mucche. Tutte queste peculiarità si collocano in un paesaggio che è fonte di serenità e di bellezza per l'afflato umano che trasmette e per le sue diversità che fanno armonia come le voci nel coro.

È insieme composizione estetico-naturalistica e specchio dell'arte, della cultura e della storia dell'uomo. Giornalisti e operatori turistici tedeschi in visita qualche anno fa individuarono nel paesaggio una delle componenti indispensabili dell'offerta turistica della nostra regione.

Non conta quindi se sono tanti o pochi, i pali eolici, ma che possano impedire ai comuni montani di poter contare sulle loro montagne e al Molise intero di uscire dalla marginalità con le proprie potenzialità, affidate soprattutto a un patrimonio ambientale di particolare pregio e a una pluralità di beni culturali diffusi sul territorio (A. Cremaschi e C. Pesaresi, La ricchezza del Molise. Potenzialità e prospettive di una montagna da scoprire, Bononia University Press, 2007).

Pertinente e opportuna, quindi, è stata la decisione dell'Assessore Regionale al Turismo di riportare il problema all'esame degli organi regionali.
 

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